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Sistema immunitario: come rinforzarlo per davvero?

E’ il nostro scudo naturale alle aggressioni esterne

L’ organismo umano è dotato di un efficiente sistema di difesa dagli agenti estranei all’organismo: si tratta del sistema immunitario, composto da cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, e molecole circolanti, le quali lavorano assieme per riconoscere ed eliminare gli agenti estranei all’organismo come batteri, parassiti, funghi e virus, ma altresì cellule infettate da agenti patogeni e cellule tumorali.

Cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, compongono il nostro sistema immunitario

Le nostre difese immunitarie sono naturalmente vigili e pronte ad intervenire in caso di emergenza, mettendo in pratica le necessarie contromisure per difendere l’organismo e mantenerlo sano.

Il sistema immunitario attua due forme di difesa: l’immunità aspecifica o innata e l’immunità specifica adattativa.

Partiamo da un punto fermo. È impensabile e controproducente alzare al massimo la barriera del sistema immunitario. Contrarre infezioni fa parte dello stare al mondo (pensa che i batteri sono stati tra le prime forme di vita sulla terra) ed è, peraltro, così che il nostro sistema immunitario si allena e sviluppa la memoria per future sfide.

Un sistema immunitario ‘perfetto’ non è quello che non si ammala mai, ma quello che:

─ riconosce rapidamente i patogeni;

─ risponde in modo proporzionato senza reazioni eccessive;

─ risolve l’infezione prontamente minimizzando i danni collaterali;

─ sviluppa memoria per protezione futura.

Pensiamo al sistema immunitario come a un atleta: ha bisogno di allenamento controllato per diventare forte, non di isolamento totale che lo renderebbe debole e impreparato.

Anche lo stile di vita conta: lavarsi le mani troppo frequentemente, per esempio, non ha a che fare con l’igiene ma, al contrario, con un comportamento che può ridurre l’efficienza immunitaria.

Ci basterà adottare alcune abitudini quotidiane perché risponda sempre al meglio.

Il domandone: recupero post-infezione.

Cosa aspetti?

1. L’esercizio: la dose fa l’effetto

Un sistema immunitario efficiente passa per l’attività fisica, ma rispettando una regola imprescindibile: la moderazione (che è parente del metodo). La ricerca scientifica, infatti, ci mostra una curva a ‘J’ nella relazione tra esercizio e immunità.

In pratica, l’esercizio moderato – quello che ci fa sudare leggermente e accelerare il respiro senza impedirci di sostenere una conversazione – stimola la produzione di anticorpi e migliora la circolazione dei globuli bianchi.

Studi recenti indicano che 30-45 minuti di attività moderata, 3-4 volte a settimana, rappresentano una dose adeguata per la stimolazione immunitaria. Al contrario, l’esercizio intenso e prolungato, specialmente con recuperi troppo ‘stretti’, può temporaneamente sopprimere la funzione immunitaria attraverso quello che chiamiamo ‘open window effect’: nelle 3-24 ore post-allenamento intenso il corpo è più vulnerabile alle infezioni. Ecco spiegato perché, dopo gare intense come, per esempio, campestri, mezze maratone o maratone, come anche le granfondo di ciclismo, abbiamo un rischio superiore di ammalarci più frequentemente durante periodi di allenamento intenso.

Dopo un’influenza

Cosa fare? Riprendi gradualmente. Inizia con passeggiate leggere quando i sintomi sono solo alle vie respiratorie superiori (anzi, muoversi può aiutare la circolazione sanguigna e linfatica). Se però hai febbre, dolori muscolari o altri sintomi, evita completamente l’esercizio. Un allenamento perso ora è una settimana di allenamento guadagnata in futuro.

2. Il sonno: laboratorio notturno dell’immunità

Durante il sonno, il nostro corpo non riposa, lavora intensamente per rafforzare le difese immunitarie. La ricerca mostra che 7-9 ore di sonno di qualità sono essenziali per:

─ la produzione di cellule T: fondamentali per la memoria immunologica;

─ il rilascio di citochine anti-infiammatorie: molecole che regolano la risposta immunitaria;

─ il consolidamento della memoria immunitaria: il processo che ci rende più resistenti alle future infezioni.

Uno studio pubblicato su Sleep ha dimostrato che chi dorme meno di 6 ore per notte ha quattro volte più probabilità di contrarre un raffreddore dopo l’esposizione al virus rispetto a chi dorme più di 7 ore.

Consiglio pratico

Crea un rituale serale che inizi 1-2 ore prima di coricarti, riducendo l’esposizione a schermi e attività attivanti. Ricordati anche di cenare almeno 2 ore prima (meglio se 3) di andare a dormire e mantenere la camera tra i 17 e i 20°C.

3. Vitamina D: vitamina o ormone?

La vitamina D non è una semplice vitamina: si comporta come un vero e proprio ormone e gioca un ruolo cruciale nella regolazione immunitaria (oltre che su colesterolo e trigliceridi). Agisce, infatti, come un modulatore dell’immunità, potenziando la risposta quando necessario e prevenendo reazioni eccessive.

La raccomandazione è fare esami ematici ogni 3-4 mesi per monitorarne i livelli nel sangue, specialmente dall’autunno alla primavera. Una carenza di vitamina D (livelli ematici sotto i 30 ng/mL o 75 nmol/L) è associata a:

─ maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie;

─ durata prolungata dei sintomi;

─ risposte infiammatorie eccessive.

Integra così

La ricerca indica che un apporto di 1.000-2.000 UI al giorno è adeguato per la maggior parte degli adulti, ma il modo migliore per sapere di quanta vitamina D hai bisogno è controllarne le concentrazioni nel sangue e identificare insieme al tuo medico la dose giusta per te. Durante l’inverno o se ti esponi poco al sole con gli arti scoperti, l’integrazione può essere un’importante alleata. Assumila insieme a una fonte di grassi (è una vitamina liposolubile) e al magnesio (favorisce l’assorbimento del calcio sulle ossa collaborando con la vitamina D).Idealmente a colazione, con un po’ di olio e.v.o.

4. Respirazione: strategia di gestione dello stress

Lo stress cronico è uno dei maggiori nemici del sistema immunitario. Lo so, non ti sto dicendo nulla di nuovo. Quando siamo stressati, il corpo produce cortisolo in quantità superiori a quelle ottimali per stare bene. E questo tende a sopprimere la funzione delle cellule immunitarie.

La respirazione consapevole però può attivare il sistema nervoso parasimpatico, contrastando gli effetti negativi dello stress eccessivo.

La tecnica

Una tecnica scientificamente validata è la respirazione 4-7-8: inspira per 4 secondi, trattieni per 7 secondi, espira per 8 secondi. Ripeti 3-4 volte, 2 volte al giorno. Studi mostrano che questa pratica può migliorare la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), un indicatore di resilienza del sistema nervoso.

5. Idratazione: non trascuriamola!

Un aspetto spesso sottovalutato è l’idratazione e la sua influenza sulla funzione linfatica che rappresenta il nostro sistema di ’pulizia’ cellulare. Il sistema linfatico, infatti, trasporta cellule immunitarie, rimuove tossine e mantiene l’equilibrio dei fluidi corporei.

Una disidratazione anche lieve (appena il 2%) può compromettere significativamente il trasporto delle cellule immunitarie e rallentare lo smaltimento delle sostanze di scarto.

Indicatore pratico

Il colore delle urine è un termometro affidabile. L’obiettivo è un giallo paglierino chiaro. Se è scuro, il sistema linfatico sta lavorando in condizioni subottimali. Se è troppo chiaro, stiamo assumendo troppa acqua povera in minerali (primo su tutti il sodio), diluendo eccessivamente il plasma.

6. Supporti nutrizionali: oltre le credenze

Anche la nutrizione può supportare il sistema immunitario, ma – sia chiaro – non esistono “super alimenti” dall’effetto miracoloso. Ecco cosa dice la scienza:

─ Vitamina C: contrariamente ai miti, non previene il raffreddore. Tuttavia, può ridurre la durata dei sintomi di circa l’8% e dimezzare l’incidenza di raffreddori in persone sottoposte a stress fisico estremo (maratoneti, sciatori). Meglio assumerla frazionata durante la giornata (es.: 200 mg ogni 6-8 ore) piuttosto che in dose unica, dato che il corpo ne elimina rapidamente l’eccesso attraverso le urine.

─ Zinco:essenziale per la funzione delle cellule T. La carenza è comune, soprattutto in vegetariani e anziani. L’integrazione (8-11 mg/giorno) sembra ridurre la durata del raffreddore se assunta entro 24 ore dai primi sintomi. Il consiglio è di assumerlo a stomaco vuoto. Se ti causasse nausea, sposta l’assunzione dopo un pasto leggero.

─ Probiotici: specifici ceppi come Lactobacillus rhamnosus e Bifidobacterium lactis mostrano benefici nel ridurre durata e severità delle infezioni respiratorie. Una carenza di questi due ceppi, peraltro, è una delle cause più comuni di disbiosi intestinale.

─ Prebiotici: loro sì che potrebbero essere considerati il ‘super food’ di cui spesso siamo alla ricerca. Nutrendo i probiotici, favoriscono la produzione di acidi grassi a catena corta, molecole che modulano la risposta immunitaria e riducono l’infiammazione sistemica. Ne sono fonti preziose l’aglio (ricco in inulina), le banane non del tutto mature (ricche in amido resistente), l’avena e l’orzo (fonte di beta-glucani).

Memo timing

─ Vitamina D: assumila insieme a una fonte di grassi e al magnesio. Idealmente con un po’ di olio;

─Vitamina C: frazionata (200 mg ogni 6-8 ore);

─ Zinco: a stomaco vuoto.

Un approccio strategico al timing può aumentare significativamente la loro efficacia.

7. Ritmi circadiani: l’orologio dell’immunità

Il sistema immunitario segue un orologio biologico interno straordinariamente preciso. Le cellule immunitarie pattugliano il corpo con ritmi diversi: i neutrofili (prima linea difensiva) circolano di più durante il giorno, mentre i linfociti T raggiungono il picco durante il sonno profondo. Questa scoperta, che peraltro ha valso il Nobel per la Medicina nel 2017, spiega perché:

─ le vaccinazioni mattutine sono spesso più efficaci;

─ i sintomi influenzali peggiorano la sera (quando calano i neutrofili);

─ le infezioni contratte la notte possono essere più severe.

La strategia efficace

Mantieni orari regolari per sonno e pasti. Anche 30 minuti di luce solare mattutina aiutano a sincronizzare l’orologio immunitario.

Il ‘domandone’: come recuperare dopo un’infezione?

Una delle domande più frequenti ricevute riguarda come ‘riattivare’ il sistema immunitario dopo un’infezione. In realtà, il sistema non si spegne mai, ma attraversa fasi di rimodellamento che richiedono strategie specifiche. Vediamole insieme.

1. Fase acuta (primi 3-5 giorni post-sintomi): il corpo sta ancora completando la clearance virale e riparando i danni tissutali. Priorità assoluta: riposo e idratazione. Evita stimolanti immunitari aggressivi che potrebbero prolungare l’infiammazione.

2. Fase di transizione (settimana 2-3): inizia la ricostruzione delle riserve energetiche e delle popolazioni cellulari immunitarie. È il momento ideale per:

─ proteine di qualità (1,2-1,4 g/kg di peso corporeo) per ricostruire anticorpi;

─ graduale ripresa dell’attività, seguendo la regola del 50%: metà intensità, metà durata rispetto al pre-malattia;

─ supporto mirato: vitamina C ad alte dosi (1 g/giorno per 1 settimana), zinco, probiotici specifici.

3. Fase di consolidamento (dalla settimana 4): il sistema immunitario sviluppa la memoria a lungo termine dell’infezione. Focus su strategie di mantenimento: ritorno graduale all’esercizio intenso, normalizzazione del sonno e gestione dello stress.

Segnali di allarme

Se dopo 2-3 settimane persistono stanchezza estrema, tosse, febbre ricorrente o linfonodi ingrossati, consulta un medico. Potrebbero indicare complicazioni o infezioni secondarie.

In definitiva:

• Il sistema immunitario è un ecosistema di equilibrio, non una macchina da potenziare al massimo.

• L’obiettivo è la modulazione intelligente e sostenibile, non la stimolazione eccessiva che può ritorcersi contro di noi.

• In altre parole, non servono strategie estreme, ma scelte quotidiane coerenti. Il sistema immunitario fa il resto, se gli diamo tempo e metodo.

Ph. Marta Baffi

Referenze scientifiche principali:

  • Simpson, R.J. et al. (2020), Exercise, immunity and the COVID-19 pandemic: A protective or risky endeavor?, Exercise Immunology Review, 26, 6-31.
  • Prather, A.A. et al. (2015), Behaviorally assessed sleep and susceptibility to the common cold, Sleep, 38(9), 1353-1359.
  • Martineau, A.R. et al. (2017), Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis, BMJ, 356, i6583.
  • Zaccara, S. et al. (2016), Breathing-based meditation decreases posttraumatic stress disorder symptoms in U.S. military veterans: A randomized controlled trial, Journal of Traumatic Stress, 29(4), 397-406.
  • Hao, Q. et al. (2015), Probiotics for preventing acute upper respiratory tract infections, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2, CD006895.
  • Scheiermann, C. et al. (2018), Circadian control of the immune system, Nature Reviews Immunology, 18(10), 617-634.
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