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Covid, attività sportiva e mascherine

L’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano in collaborazione con l’UISP Lombardia ha realizzato uno studio dal titolo Covid-19 e Attività sportiva in Età giovanile, pubblicato poi sulla rivista Int j Environ Res Public Health. Tale studio ha dimostrato come le mascherine usate durante l’attività sportiva durante la pandemia non abbiano avuto nessun impatto sulla diffusione del Sars-CoV-2. Tali dati trovano spiegazione con il fatto che la mascherina usata può sporcarsi o bagnarsi, accrescendo così forse la possibilità di proliferazione di colonie di fungine e batteri. Il triage e la chiusura degli spogliatoi sarebbero i metodi più efficaci. È stata rilevata una probabilità significativamente più ridotta di essere positivi al Sars-CoV-2 per i soggetti che avevano praticato sport in centri sportivi organizzati rispetto a quelli che non lo avevano praticato. Ciò forse per un miglioramento del sistema immunitario in seguito all’attività sportiva, il quale ha così protetto gli atleti sani dall’infezione grave da Covid-19, oltre a garantire un maggior controllo e monitoraggio degli allenamenti all’interno di tali realtà rispetto ad altri contesti di attività sociali. Non si può negare che il mondo dello sport sia stato pesantemente colpito in questi ultimi anni, per cui è necessario un sostegno al settore sportivo legato altresì alla salute. Sara Raimondi, epidemiologa allo IEO, osserva che la chiusura delle attività sportive ha comportato un aumento del peso corporeo e ha ridotto la percentuale di bambini e ragazzi che avevano un adeguato livello di attività fisica rispetto alle raccomandazioni dell’OMS. Per Antonella Iannetta, dirigente dell’UISP, le evidenze scientifiche riportate dalla ricerca consentono di capire come parecchie scelte passate siano state inutili per il contenimento del virus.

Secondo lo studio pubblicato sul British Journal of Sport Medicine, che ha visionato tre importanti database su studi pertinenti, pubblicato tra novembre 2019 e marzo 2022, i quali hanno incluso un totale di 1.853.610 adulti, minor rischio d’infezione e gravità per i praticanti regolari di attività fisica. Con 150 minuti alla settimana o 75 vigorosi, si ha un miglioramento della protezione da Sars-Co2, fino al 36% nei casi di ricovero ospedaliero e del 43% in quelli di morte. Il legame fra attività sportiva regolare e gravità del Covid-19 è poco compreso, ma forse interessa sia fattori metabolici che ambientali.

Mentre l’epidemiologo del Campus Biomedico, Massimo Ciccozzi, sostiene che il coronavirus c’era prima della pandemia e non se ne andrà più. Omicron 5 è il virus più contagioso che esista al mondo; se si eliminano le barriere, esso può soltanto crescere a dismisura su scala globale. Sarebbe necessario che si usassero ancora le protezioni come mascherine Ffp2, in quanto è fondamentale difendere se stessi dal contagio, anche se vaccinati. Ormai muoiono i soggetti fortemente compromessi: l’età media è di 84 anni. Inoltre non si entra più in ospedale con una polmonite da Covid-19. Da Omicron 1 in poi il virus, s’insedia nelle vie aeree superiori, per cui, non entrando nei bronchi difficilmente causano polmonite. In caso il malato abbia altri problemi, il Covid-19 può essere il colpo fatale. Da ciò la necessità di proteggere tutti i soggetti più fragili. Oggi il virus circola, ma il dato della sua endemizzazione è ormai palese. Nelle statistiche sui decessi però sono inclusi anche i morti “con Covid”. Il rapporto della FISIAO del 14 ottobre ha evidenziato come il 64% di chi si trova in ospedale oggi sia risultato positivo al tampone pre-ricovero, ma in realtà sia stato ricoverato per altri motivi. Oggi circola l’Omicron 5, che rispetto a Omicron 1, presenta sintomi simili a quelli dell’influenza, come qualche linea di febbre, mal di gola, raffreddore e guarigione intorno al sesto giorno. Ma la risposta del sistema immunitario varia da soggetto a soggetto. L’evoluzione di un virus comporta la massima diffusione possibile (contagio), aggirando le difese immunitarie e non la morte dell’ospite. Allora l’obiettivo di tale adattamento è vivere in simbiosi con l’essere umano. Grazie all’utilizzo delle mascherine e al distanziamento sociale abbiamo impresso una spinta nella direzione evolutiva. Il booster anti Covid-19 protegge per l’82% dalla malattia severa, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità.

FONTE

AA.VV., Le mascherine nello sport sono servite al contenimento?, in Tuttosport. Sport è salute. Edizione autunno, 08.10.2022, 25.

‒, Frenata dei contagi. I vaccini? «Efficaci», in Avvenire, 16.10.2022, 10.

CAPERNA A., Covid, meno rischio di infezione e gravità per chi pratica attività fisica regolarmente, in Tuttosport. Sport è salute. Edizione autunno, 08.10.2022, 25.

VIANA P., «Morti di Covid, troppe falle nei dati. Perché le mascherine servono ancora», in Avvenire, 16.10.2022, 10.

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