IUTA Trail 2027: meno “scatole”, più senso

Ci sono momenti in cui una federazione, un’associazione o qualunque struttura sportiva dovrebbe farsi una domanda abbastanza semplice: stiamo creando valore o stiamo solo creando caselle? Nel trail, soprattutto nell’ultra, il rischio è concreto. Campionati, categorie, titoli, formule, classifiche, sigle. Tutto legittimo, tutto ordinato. Ma se alla fine il titolo perde significato, oppure se un atleta non capisce più cosa sta correndo e perché dovrebbe interessargli, allora qualcosa si è inceppato.

Da qui nasce il progetto IUTA Trail 2027, approvato dal Consiglio Direttivo. L’idea non è rivoluzionare tutto, ma fare una cosa molto più difficile: togliere dove serve, rafforzare ciò che funziona e creare nuovi strumenti dove possono avere davvero senso.

Per i Campionati Italiani Ultratrail la direzione è chiara: meno dispersione e più riconoscibilità. Bione resta il riferimento specialistico di inizio stagione, mentre i tre Campionati classici itineranti continuano a rappresentare corto, medio e lungo. Extralungo ed ecomaratona non devono invece esistere per forza ogni anno solo perché “si è sempre fatto così”: potranno essere assegnati quando ci saranno candidature valide, qualità organizzativa e un reale interesse sportivo.

In fondo il principio è banale, e proprio per questo vale la pena ricordarlo: un Campionato Italiano deve sembrare un Campionato Italiano. Non una casella del calendario da riempire. Le categorie dei partecipanti quinquennali restano, perché il ruolo promozionale dei Campionati IUTA è importante e perché dare occasioni di partecipazione e riconoscimento ha ancora senso. Il problema non sono le categorie in sé. Il problema nasce quando il contenitore diventa più importante del contenuto.

Ed è qui che entra la parte più nuova del progetto. Accanto ai Campionati Italiani nascono tre Trofei Open IUTA Ultratrail. Non copie minori di un Campionato Italiano, non premi consolatori, non “campionati senza maglia”. Sono un’altra cosa: tre Trofei costruiti attorno a tre identità tecniche precise.

Il Legacy Ultra Trophy nasce per rappresentare storia, continuità e tradizione, con il Monte Soglio come manifestazione di riferimento. Il Wayfinder Ultra Trophy guarda invece a un modo diverso di interpretare l’ultratrail: navigazione GPS, autonomia, lettura della traccia e capacità di prendere decisioni, con Montana Crest come terreno ideale. L’Endurance Ultra Trophy, con Valdambra Trail, mette al centro quello che molti ultratrailer conoscono bene: durata, gestione, resistenza e capacità di restare dentro la gara quando il cronometro ha già smesso da un pezzo di essere la cosa più interessante.

Tre gare diverse, tre motivi diversi per meritarsi un Trofeo.

E qui c’è una scelta precisa: i Trofei Open sono aperti a tutti, soci e non soci IUTA. Niente titoli italiani, niente classifiche di categoria, niente moltiplicazione di medaglie. Tre uomini, tre donne, sei trofei. Fine. A volte semplificare è più rivoluzionario che aggiungere.

Una frase riassume bene il senso del progetto: il Campionato Italiano si richiede. Il Trofeo Open si merita. Un Campionato viene assegnato attraverso una candidatura istituzionale. Un Trofeo Open viene scelto perché quella manifestazione incarna davvero un’identità. Non basta pagare una quota e compilare un modulo. La gara deve essere inserita nel Grand Prix, avere qualità, sicurezza, capacità organizzativa e una coerenza tecnica reale con il Trofeo.

L’assegnazione dura tre anni, con una verifica annuale tra IUTA e organizzatore. Tre anni servono a costruire qualcosa. Un anno basta appena a capire dove hai parcheggiato.

C’è poi un altro punto che per me conta molto: se vogliamo parlare di presenza territoriale, bisogna esserci davvero. Non solo con un logo dentro una locandina. Dal 2027 i Promoters regionali potranno essere individuati come rappresentanti IUTA nei Campionati Italiani Ultratrail della propria Regione.

Non serve trasformarli in notai col cronometro. Serve creare un ponte tra IUTA, organizzatori e atleti. Essere presenti, parlare con le persone, capire cosa funziona e cosa no, riportare problemi, idee e opportunità. L’organizzatore, ove possibile, sarà invitato ad agevolare questa presenza e, soprattutto, a prevedere condizioni agevolate per gli associati IUTA.

Perché se vogliamo far crescere una community, prima o poi dobbiamo dare alla community qualche motivo concreto per sentirsi parte di qualcosa.

Questa riforma non nasce per produrre più regolamenti. Nasce per costruire strumenti migliori: Campionati Italiani più riconoscibili, Trofei capaci di raccontare identità diverse, un Grand Prix che non sia soltanto una somma di gare, Promoters con un ruolo reale, organizzatori coinvolti come partner e atleti che possano capire perché essere dentro IUTA può avere un senso.

Il 2027 sarà il primo anno completo di questo nuovo sistema. Non pretende di essere perfetto. Pretende però di fare una cosa che nello sport organizzato non sempre è scontata:

provare a essere utile.

John Benamati

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