La mia settima partecipazione all'UMTB: per sei volte "finisher"!!!
(Silvio Bertone)
Eccomi di ritorno dalla mia settima partecipazione all'UTMB. E alla sesta volta definito come "Finisher"!
Decido di scrivere "a caldo", in modo da lasciar traspirare le impressioni che questa gara mi lascia ad ogni edizione, ogni volta diversa e tremendamente uguale e ricorrente.
I sentieri dell'UTMB, con le loro varianti e caratteristiche, assumono ogni anno forme diverse: questa volta mi hanno aperto gli occhi sulla soddisfazione di finire e sul sapermi gustare il momento per quello che è: non solo fine al risultato cronometrico o relativo alla classifica.
La prima notte s'è svolta bene, nonostante la nebbia e la scarsa visibilità nei colli del Bonhomme e della Seigne: la conoscenza del percorso e la prudenza nell'alimentarmi mi hanno permesso di tenere un buon ritmo e di effettuare alcuni tratti con la dovuta serenita' senza i diabolici ribaltoni di stomaco che mi avevano affaticato l'anno scorso.
L'incognita di questa edizione (peraltro abbastanza prevedibile viste le mie ultime nottate) era insidiata in uno dei maggiori elementi di fragilità dell'essere umano: la privazione del sonno.
La prima avvisaglia è arrivata in uno dei punti più belli del percorso: il sentiero Bertone-Bonatti, dirimpettaio delle Grandes Jorasses: cede un piede e il torpore si impossessa della mente; conosco la soluzione: cinque minuti esatti coricato nell'erba e si riparte meglio di prima!
I sintomi però sono lanciati e, nonostante m'imponga, un ritmo regolare, sono costretto ad altre due micro-soste nella salita al Gran Col Ferret: devo proprio coricarmi in terra, perche' quando mi accovaccio seduto, mi cedono le gambe e rischio la caduta!
La corsa in discesa, invece, ti costringe ad essere piu' sveglio per cui le posrzioni corribili mi ridanno motivazione e energia .. Il film si ripeterà e prima la salita di Bovine mi prova che il sonno sta tornando, la successiva delle Tseppes la faccio accerchiato dai fantasmi mandati da Morfeo: i tronchi d'albero sembrano sculture di Mauro Corona, i cespugli appaiono bambini seduti ad applaudire, la fantasia si scatena ma ne ricordo bene i pericoli e gli strascichi.
Forzando la mente, caccio i fantasmi e punto a finire questo UTMB con tutte le mie facoltà mentali e fisiche: mi sto rendendo conto del confine tra un tipo di fatica (quella piacevole e controllata) e fatica (quella pericolosa, che ti mina nello spirito e nel corpo).
La soluzione è di cedere al sonno in maniera ragionevole: decido di dormire almeno due ore a Vallorcine, prima dell'ultima salita, per potermela gestire da "adulto"; arrivato al ristoro mi corico in branda (dopo una bella mangiata!) e chiedo la sveglia.
Una frazione di secondo e mi addormento, sognando, nel frastuono dei microfoni e delle persone presenti. Al risveglio (era circa all'una e mezza del mattino) sapevo cosa fare: un po' di stretching, pochi pensieri e di nuovo via nella notte!
E' come essere rinato: vedo meglio, le gambe sono stanche ma reattive, i piedi perfetti! All'attacco della ripida salita, dopo il col des Montets, inizia la festa: mi assaporo la resurrezione e divoro posizioni su posizioni con una lucidità sorprendente.
Le frontali più in alto si avvicinano rapidamente e mi sento forte, la salita e' lunga e continuo concentrato fino al sentiero panoramico, dove soffia un venticello fresco. Adesso corro e mi sento libero, leggero, mi diverto come un bambino: il sentiero scorre, sale, scende, gira, si appiana, ed è un gioco bellissimo.
Tempo di mettere un po' di collirio negli occhi arrossati e giù a capofitto per la valle: anche qui sono sorpreso da quanti concorrenti riesco agilmente a passare. E' da piu' di tre ore che corro bene e mi sento sciolto: le ultime curve in Chamonix sono un'umile certezza, la consapevolezza che é di nuovo finita: era solo questione di tempo srrivare al traguardo.
Controllo benissimo il momento: rivedo ad uno ad uno gli arrivi degli anni precedenti e mi preparo felice al lato più bello di ognuna di queste avventure: il ritorno alla mia famiglia!