Campionato Italiano IUTA Ultra XL – Valdambra Trail: cronaca semiseria di un asino da montagna

C’è un posto in Toscana dove la fatica incontra la poesia (e a volte anche qualche bestemmia trattenuta tra i denti): si chiama Valdambra Trail, e quest’anno ha ospitato il Campionato Italiano IUTA Ultra Trail XL, 105 km — che in realtà sono 109, ma chi li conta? — per 4.300 metri di dislivello positivo, tutti in salsa toscana: salite da capre di montagna, discese da stambecchi disperati e panorami da cartolina.

Il weekend è iniziato venerdì mattina al Teatro di Bucine, dove gli studenti hanno incontrato due testimonianze che difficilmente dimenticheranno: Andrea Lanfri, l’atleta che ha scalato l’Everest con protesi, e Ivan, atleta non vedente, insieme alla sua guida Anna, protagonisti del progetto BeyondTheSight. Con loro, il messaggio è arrivato chiaro: i limiti spesso non esistono, se hai qualcuno con cui condividerli.

Poi la sera, giusto il tempo di digerire le emozioni (e un piatto di pasta in bianco), ed ecco la partenza: venerdì notte, 105 km, 4300+, luna piena e ululati di lupi che sembravano dire “ma chi ve lo fa fare?”. Io alla quarta partecipazione, convinto ogni anno di essere più furbo, e ogni volta mi ritrovo fregato come un asino: parto bene, corro felice nel buio fresco della notte… poi arriva il sole e inizia il calvario dantesco.

E Dante, guarda caso, da queste parti ci ha pure preso spunto per scrivere l’Inferno. Non è un caso. A 700 metri dall’arrivo ero ancora infilato in un canalone che pareva il girone dei dannati, mentre sognavo i bambini che ti fanno il “cinque” come nelle gare normali. Io invece ci sono praticamente caduto dentro.

Davanti, i due eroi del giorno – Gabriele Orazi e Simone Vigolo – hanno deciso che competere è roba per principianti: si sono fatti tutta la gara insieme, chiacchierando, ridendo, forse anche pianificando la cena, e hanno tagliato il traguardo mano nella mano in 11h42’01”. Terzo Marco Gubert, un’ora dopo, ma con la dignità intatta e la faccia di chi si è guadagnato il pranzo.

Tra le donne, Olga Lepyokhina ha dominato in 15h09’41”, e quando arrivo io lei è già fresca come una rosa, probabilmente ha anche fatto stretching e postato la foto su Instagram. Dietro, Federica Menti mi tallona da 50 km e solo grazie ai calci nel sedere virtuali delle mie figlie al penultimo ristoro riesco a non farmi superare. Terza Elisa Carla Caminada, altra tosta che non molla mai.

Dietro, o meglio tra noi, c’è anche chi ha scritto un’altra pagina bellissima di sport e di umanità: Ivan e Anna, i nostri promoter IUTA del progetto BeyondTheSight, hanno corso la 30 km e l’hanno portata a termine con largo anticipo rispetto al tempo massimo.
Un’impresa che definire straordinaria è poco: vedere un atleta non vedente affrontare un percorso tecnico, con salite, discese e tratti impegnativi, è qualcosa che riempie gli occhi e il cuore. La loro sintonia, il loro “filo invisibile”, è l’essenza di ciò che il trail dovrebbe sempre essere: fiducia, ascolto, collaborazione.
Non serve la corda quando si è legati da qualcosa di molto più forte.

La serata del sabato è stata, come sempre, una festa. Anche per me, vegano convinto, la ribollita con la polenta è scesa giù “come un missile”. Giuro che non so se fosse la fame o la magia del posto, ma è stato l’arrivo più dolce di tutti.

La Valdambra resta una sintesi perfetta dello spirito IUTA:
un po’ gara, un po’ avventura, un po’ terapia di gruppo.
Ci trovi dentro la solidarietà, l’amore per il territorio, l’inclusione sincera, la passione per la fatica e soprattutto quella follia condivisa che ci fa dire ogni volta “mai più”… per poi iscriverci di nuovo l’anno dopo.

In fondo, si sa: gli asini di montagna come noi imparano lentamente.
Ma quando imparano, non si fermano più.

Next step il “mio” PanoramicTrail, ultimo appuntamento per il GrandPrix Oxyburn.

John Benamati

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