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News del :16-7-2020, 13:33 Scritta da: Stefano.64
Disabilita' visiva in atletica leggera

L’atletica leggera paralimpica si compone di gare di corsa su pista e su strada, insieme ai concorsi (salti e lanci). Questo sport può essere praticato da atleti con disabilità fisica, sensoriale e intellettiva. In relazione alla tipologia di disabilità e alla classificazione attribuita a seguita di valutazione clinica e funzionale, l’atleta può gareggiare in piedi (con o senza ausili protesici) o in carrozzina; in caso di minorazione visiva è possibile gareggiare affiancati da atleti-guida. 

In questa sede approfondiremo la disabilità visiva in atletica leggera.

Il vocabolo “cecità” deriva dal latino caecitas, sostantivo che definisce la mancanza totale o parziale del senso della vista. L’importanza del senso della vista è indubbiamente ben diversa rispetto a quella del gusto e dell’olfatto. Dei cinque sensi, la vista ci fornisce la maggior fonte d’informazioni sul mondo esterno; infatti, ben l’84% di tutte le informazioni che riceviamo proviene dalla vista. Proprio in quanto l’evoluzione della specie ha condotto a valorizzare la vista più ancora dell’udito, la perdita di funzionalità degli occhi rappresenta un handicap certamente grave.
Per handicap s’intende un impedimento di origine fisica, psichica, motoria, percettiva o mentale, il quale provoca ritardi più o meno gravi di sviluppo, oppure toglie al soggetto alcune delle sue possibilità funzionali.
L’OMS ha dato questa classificazione:
- un soggetto è cieco, quando la sua acuità visiva nell’occhio migliore è < 1/20;
- un soggetto è ipovedente, quando la sua acuità visiva è 3/10÷1/20.
La cecità e l’ipovisione rientrano fra le minorazioni fisiche di tipo sensoriale. Per quanto concerne l’aspetto anatomo-fisiologico, le limitazioni visive non escludono la possibilità della pratica dell’attività sportiva. Pertanto, gli atleti ciechi o ipovedenti, che non hanno restrizioni di tipo neuromotorio, possono praticare la maggior parte delle specialità sportive.
Ai nostri giorni gli individui ai quali è riconosciuta una forma di minorazione visiva grave sono 315 milioni circa; tra questi 45 milioni circa sono ciechi, mentre 270 milioni sono ipovedenti. Nel nostro Paese, i ciechi sono 150 mila circa, mentre gli ipovedenti 1 milione circa.
CAUSE Le cause dei disturbi della vista possono essere congenite oppure acquisite, totali oppure parziali. Il deficit visivo è un handicap sensoriale, il quale può insorgere a causa di vari fattori:
- alterazione della formazione delle immagini;
- interferenza sulla trasmissione degli stimoli nervosi;
- lesioni dei centri visivi percettivi.
Le cause più frequenti sono:
- opacità dei mezzi diottrici (cornea, cristallino, vitreo);
- malattie degenerative (maculopatia, distacco retinico, retinite pigmentosa, neuropatie ottiche, tumore);
- affezioni glaucomatose;
- traumi diretti e traumi indiretti (contraccolpi a seguito d’incidenti domestici, sportivi, stradali.
LA GUIDA SPORTIVA
Il Regolamento WPA (World Para Athletics), per consentire agli atleti con deficit visivo di esprimere al massimo le loro potenzialità tecnico-prestative, prevede l’utilizzo, obbligatorio o facoltativo, relativamente alla categoria d’appartenenza, di atleti-guida o guide di pedana. L’atleta-guida è il soggetto che affianca l’atleta ipovedente o cieco nelle gare di corsa, nelle manifestazioni che si svolgono in pista, su strada e corsa campestre. Mentre la guida di pedana è il soggetto che accompagna l’atleta con minorazione visiva nelle gare di salto e lanci (concorsi).
CLASSIFICAZIONI
I soggetti con disabilità sono classificati in differenti categorie a seconda del tipo di minorazione e dall’entità del deficit. Tra questi rientra la classe di ciechi e ipovedenti. Le diverse categorie sono contrassegnate da un numero, preceduto da una lettera:
- T (track), che indica le discipline di corsa e i salti;
- F (field), che invece indica le specialità di lanci.
Le categorie o classi funzionali sono attribuite agli atleti con deficit visivo dopo l’opportuna visita di classificazione, che può essere di livello nazionale o internazionale. Questa visita prevede una valutazione clinica della disabilità, un’osservazione del soggetto nel corso di una gara o in simulazione del gesto di gara.
Il sistema di classificazione WPA ha due fondamentali finalità:
- determinazione dell’idoneità;
- inserimento nella classe sportiva.
Dal gennaio 2018 c’è un nuovo Regolamento delle Classificazioni, il quale comprende nuove categorie. Per quanto concerne la disabilità visiva, il suddetto Regolamento prevede tre categorie d’appartenenza:
- Cat. 11: atleti con acuità visiva < logMAR 2.60. Essi nei due occhi hanno assenza di percezione luminosa o percezione della luce, ma con incapacità di riconoscere oggetti o contorni in qualsiasi direzione e distanza. Nelle corse è necessario che l’atleta abbia sempre al fianco un/una atleta guida. Per essi, nelle manifestazioni in pista è obbligatorio coprire gli occhi con garze fissate con cerotti, al di sopra delle quali è indossata una mascherina od occhiali opacizzati;
- Cat. 12: atleti ipovedenti, che con l’occhio migliore e la miglior correzione sono in grado di riconoscere con acuità visiva logMAR 1,50÷1 e/o campo visivo =<10°; nelle corse nei salti e nei lanci, per essi l’uso della guida è facoltativo;
- Cat. 13: atleti ipovedenti, che con l’occhio migliore e con la migliore correzione sono in grado di riconoscere oggetti o contorni con acuità visiva logMAR 1,40÷1 e/o campo visivo =< 40°; per essi l’utilizzo di guide non è previsto per nessuna specialità atletica.
REGOLAMENTO TECNICO
I principali riferimenti sulle corse contenuti nel Regolamento Tecnico Internazionale WPA 2020, sulle figure dell’atleta guida, previste per garantire idonea assistenza agli atleti non vedenti (cat. 11) e ipovedenti (cat. 12 e 13) sono:
- Reg. 6 Mascherine, cordino
- Reg. 7 Assistenza agli atleti
- Reg. 18 La corsa
- Reg. 19 L’arrivo
- Reg. 49 Corse su strada
- Reg. 52 Assegnazione medaglie e certificati.
CORDINO PER LA GUIDA
La Reg. 6 del Regolamento Tecnico Internazionale WPA, a partire dal 1° ottobre 2018, ha ufficialmente introdotto l’obbligo di utilizzo del “cordino standard” nelle gare di corsa per gli atleti T11 e T12. Tutti gli atleti, sia che gareggino su pista sia che gareggino su strada, sono obbligati a utilizzare un cordino che sia perfettamente in linea con le seguenti disposizioni:
- per le gare in pista la distanza massima tra i due estremi del cordino non deve essere superiore ai 30 cm;
- per le gare su strada la distanza massima tra i due estremi del cordino non deve essere superiore ai 50 cm;
- il cordino dev’essere costituito da una sezione centrale della misura minima di 10 cm;
- la sezione centrale del cordino dev’essere identificata da due stop sferici del diametro massimo di 1 cm;
- la sezione centrale del cordino dovrebbe inoltre essere di un colore diverso dal resto del cordino;
- il cordino deve avere due anelli agli estremi che non devono assolutamente essere apribili;
- il cordino può avere un sistema di regolazione degli anelli per consentire agli atleti di stringere l’anello mantenendo inalterata la distanza massima tra gli estremi e senza superare gli stop sferici che delimitano la sezione centrale;
- durante la gara la sezione centrale non può essere afferrata da nessun atleta.
ALLENAMENTO
Il programma di allenamento per atleti con deficit visivo (cat. 11-12-13) consente l’uso di mezzi, metodi e contenuti che sono in genere proposti a giovani atleti normodotati, sempre valutando i necessari adattamenti che possano prevenire eventuali danneggiamenti all’incolumità personale. Pertanto bisognerà:
- strutturale e consolidare gli schemi motori di base;
- sviluppare e affinare le capacità senso-percettive, in particolare quelle: a) uditiva; b) tattile; c) cinestetica.
Nell’insegnamento delle abilità motorie, sarà sempre fondamentale il continuo scambio d’informazioni tra l’atleta e l’allenatore
IL TECNICO ALLENATORE
Per ogni tecnico che desideri seguire un atleta con disabilità visiva il presupposto fondamentale sarà la valutazione delle caratteristiche del soggetto, considerando certamente i suoi limiti oggettivi, ma in particolar modo le sue potenzialità residue, lo stato emozionale e le sue motivazioni.
BIBLIOGRAFIA
POLETTI M. (ed.), Atletica Leggera paralimpica: aspetti tecnico-didattici a uso degli operatori sportivi per l’avviamento di giovani atleti disabili, in Centro Studi & Ricerche FIDAL, Manuale dell’istruttore di atletica leggera, FIDAL, Roma 2011, 311-320.
-, Atletica Leggera paralimpica. Manuale della Guida Sportiva nell’Atletica Paralimpica, FISPES, Roma 2018.
-, Atletica Leggera paralimpica. Guida Tecnica FISPES di 1° livello, FISPES, Roma 2018. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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