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Specificità e allenamento funzionale

Introdotto inizialmente dal dott. Yuri Verskoshanscky sotto il nome di ‘corrispondenza dinamica’, la specificità di un esercizio è definita dal suo grado di somiglianza, in termini di stress biomeccanici e fisiologici, con un determinato compito motorio. La specificità di un esercizio deve quindi essere stabilita dopo un’analisi rigorosa e dettagliata della disciplina, considerando diversi assi: a) biomeccanica; b) bioenergetica; c) neuromuscolare; d) traumatologia. Il presupposto che è attuato quando s’implementa un esercizio fisco in un programma di allenamento, è verificare se questo esercizio potrà avere un impatto specifico in un programma di allenamento e verificare se questo esercizio potrà avere un impatto benefico sul miglioramento delle prestazioni sportive e persino, in alcuni casi, un impatto profilattico. I concetti di transfert e specificità sono quindi intimamente collegati, il primo ha un’influenza diretta e teoricamente proporzionale al secondo. Molto spesso non siamo in grado di conoscere l’effetto di un esercizio sulla prestazione sportiva di un atleta, né di misurare l’entità di questo effetto a posteriori. Conoscere a quanto ammonti il contributo di un esercizio, dissociandolo da altri fattori che possono influenzare la prestazione (ambientale, psicologico, nutrizionale ecc.) sarebbe qualcosa di impossibile. Per non parlare del fatto che ci sono tanti modi per arrivare alla prestazione quanti sono gli individui. Ci sono una moltitudine di percorsi che possono portare alla sua realizzazione e che ogni individuo avrà un modo preferenziale per arrivarci secondo i suoi punti di forza e di debolezza. Ogni programma di allenamento dovrebbe essere specifico per lo sport in questione, per assicurare la migliore correlazione con un preciso gesto sportivo con le caratteristiche meccaniche e fisiologiche dei gesti di una disciplina. La meccanica di un esercizio specifico è molto più vicina a quella dei gesti sportivi rispetto a quella di un esercizio globale. Il buon approccio allo sviluppo dell’atleta è quindi forse di concentrarsi un po’ meno sulla specificità della propria disciplina e più sugli assi di sviluppo correlati, utili per le prestazioni. Il vantaggio degli esercizi specifici è che coinvolgono quasi tutti i collegamenti della catena e li fanno lavorare in un modo molto vicino a quello del movimento competitivo di riferimento, in particolare dal punto di vista della coordinazione e della velocità di esecuzione. Gli esercizi globali, che sono più decontestualizzati, spesso coinvolgono solo un numero minore di collegamenti specifici nel movimento sportivo di riferimento, ma possono consentire loro di essere considerati in modo più intenso. Hanno quindi un netto vantaggio rispetto agli esercizi specifici specialmente quando si tratta di rafforzare un punto debole della catena. Una catena è forte quanto lo è il suo anello più debole. La ricerca di una specificità in un programma di allenamento è a mio avviso controproducente, almeno quando è dettata dal desiderio di mimetismo (opportunismo), puro e semplice, dell’attività motoria interessata. Quando la specificità di un esercizio è considerata in modo binario (specifico o non specifico), a seconda del suo livello di vicinanza al gesto sportivo, allora diventa troppo restrittiva. Tuttavia, se concepiamo l’efficacia di un gesto sportivo, non più come il risultato di una singola qualità (forza, velocità, resistenza ecc.), ma come congiunzione di diverse qualità differenti, allora diventa possibile segmentare il lavoro di questa qualità in ‘strati o livelli’. Questo approccio al concetto di specificità favorisce l’individuazione di diversi elementi chiave della prestazione mediante diversi esercizi, piuttosto che cercare di riprodurre i gesti e i limiti dell’attività in un singolo esercizio. Pertanto, la specificità dell’impostazione del lavoro fisico può essere immaginata solo sulla scala di un mesociclo o di un microciclo e non su una sessione o su un esercizio isolato. Tuttavia, anche se considerato in sequenza, il solo principio di specificità non è sufficiente per ottimizzare la ricerca della prestazione nella preparazione fisica: è importante tenere presente che non si ottiene un adattamento specifico solo attraverso una richiesta specifica. In tal caso, la pratica di un’attività sportiva sarebbe di per sé sufficiente nello sviluppo delle qualità fisiche dello sportivo. Perché alla fine, cosa potrebbe esserci di più specifico della pratica dell’attività a cui ci riferiamo? L’esperienza ci mostra che questo non è sufficiente per indurre gli atleti a essere performanti al massimo livello nella loro disciplina nel modello dello sport professionale contemporaneo. Pertanto, la struttura di una prestazione mediante analisi della disciplina, dev’essere obbligatoriamente associata a un’analisi delle esigenze dell’atleta. Da questa analisi comparativa deriverà l’istituzione di un cosiddetto allenamento funzionale, che risponde sia ai vincoli imposti dalle specificità della disciplina sia a quelli derivanti dal profilo dell’atleta. L’allenamento funzionale è un concetto che ha acquisito importanza nel mondo della preparazione fisica negli ultimi anni, soprattutto sotto l’influenza di autori come Mike Boyle e Gray Cook. Tuttavia, questo concetto rimane ampiamente frainteso dal grande pubblico, che tende ad assimilarlo a determinati tipi di esercizi, invece di vederlo come un sistema di analisi e individualizzazione dell’allenamento. Qualunque sia l’obiettivo o la funzione prevista, sia per la ricerca di prestazioni, salute o di rieducazione atletica, l’allenamento funzionale si basa soprattutto su una riflessione che tiene conto della relazione tra le caratteristiche specifiche di una particolare attività (funzione). A differenza di un esercizio specifico, un esercizio non è di per sé funzionale, perché questo aggettivo ha bisogno di altri due elementi di riferimento per avere un senso: l’individuo e la funzione motoria in questione. Questo concetto è più interessato all’impatto che un esercizio avrà sulle prestazioni sportive, piuttosto che alle modalità dell’esercizio stesso. A seconda del contesto, un esercizio può essere o non essere funzionale. Gli esercizi funzionali sono strutture caratterizzate da movimenti globali, che sfruttano catene cinetiche, coinvolgono più articolazioni, simulano o sono uguali alla struttura dei comuni gesti quotidiani o del movimento di gara, in quanto stimolano la propriocettività, il controllo del corpo e l’attività del core. ‘Allena il movimento, non il muscolo’ è il concetto di base dell’allenamento funzionale, in quanto non coinvolge solo la muscolatura, ma le catene muscolari, vale a dire un insieme di muscoli che agiscono nella stessa direzione.  

C. CHERY

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