Dietro il record della maratona sotto le 2h
Scarpe all’avanguardia e biopolimer
Sebastian Sawe ha corso a Londra in 1h59’30” con le Adidas Adizero Adios Pro Evo 3. Ma dietro la prestazione, oltre ai nuovi materiali, c’è anche un’alimentazione progettata nei dettagli

«Sono 97 grammi: lascio o aggiungo?». Lasci, lasci pure. Fino a dieci anni fa nemmeno il più preveggente dei tecnici dell’atletica leggera poteva immaginare una scarpa da running del peso di quattro fette di prosciutto ma in grado di proteggere comunque i piedi di un atleta dagli infortuni e soprattutto di spingerlo a correre una maratona in meno di 2 ore, soglia considerata «limite umano» dai fisiologi. Quelle scarpe esistono, sono le Adidas Adios Pro Evo 3 con cui lo scorso aprile a Londra il keniano Sabastian Sawe ha chiuso i 42,195 km in 1’59”30”. Il contributo di questa incredibile «pantofola» da running è valutato (dal produttore) attorno all’1.6% della prestazione complessiva in termini di risparmio energetico: siamo vicini ai due minuti in meno rispetto a modelli meno recenti. Un risultato che secondo Bijorn Gulden, il ceo del gruppo tedesco, conferma la validità della strategia di innovazione scelta da Adidas: «La nostra gamma di prodotti nuovi e innovativi è solida. La scarpa da corsa Adizero Adios Pro Evo 3 ha contribuito a scrivere la storia. Sia Sebastian Sawe che Yomif Kejelcha hanno infranto la barriera delle due ore nella maratona (l’etiope è arrivato secondo alla maratona di Londra con soli 9 secondi di ritardo da Sawe; ndr). Inoltre, la keniota Tigist Assefa ha stabilito un nuovo record mondiale femminile (2h15’41). Tutti e tre indossavano la scarpa più leggera e veloce che abbiamo mai realizzato, con un peso di soli 97 gr».
I segreti della Adios, oltre alla leggerezza estrema, sono una schiuma iperreattiva nella suola e un sistema di irrigidimento in fibra di carbonio a forma di anello che ottimizza spinta e ritorno elastico dell’appoggio. Un modello da F1 riservato a pochissimi: la suola restituisce efficacemente la spinta solo se si corre attorno ai 20 km/h (il record di Sawe è superiore ai 21 km/h), le caviglie devono essere d’acciaio e, come lo pneumatico di una Ferrari, la scarpa dura lo spazio di una maratona o poco più.
Il costo è spaziale (500 euro) e la Adios è regolarmente in vendita sul sito di Adidas (previa registrazione) come prevedono le norme di World Athletics per la democratizzazione del running.
«Creare Adizero Adios Pro Evo 3 ci ha spinto a pensare in modo diverso fin dall’inizio — racconta Patrick Nava, general manager running di Adidas —. Volevamo vedere fino a che punto potevamo spingerci. Abbiamo lavorato a stretto contatto con i nostri atleti e testando ovunque, dai nostri laboratori a Herzogenaurach ai campi in altitudine in Kenya ed Etiopia. A quel livello, ogni dettaglio conta davvero. Stavamo misurando le cose fino al nanogrammo più vicino. È stato un processo lungo, ma ha portato a qualcosa che crediamo cambi veramente la sensazione di una scarpa da gara».
A tavola
Da almeno dieci anni, il lavoro sulle scarpe pare essere la chiave dei miglioramenti del record di maratona. Dal 2014 ad oggi il primato di maratona è sceso di oltre 3 minuti e mezzo e la differenza tra il modello indossato da Dennis Kimetto nel 2014 e quello di Sawe è abissale. Ma nel passaggio tra il penultimo eroe dei 42 chilometri, il leggendario Eliud Kipchoge, e il «sub due ore» di Sawe un altro elemento chiave è stata l’alimentazione.
Perché, anche se la durata dello sforzo si riduce a due ore, il problema del maratoneta è lo stesso da sempre: le riserve di glicogeno dei muscoli vanno verso l’esaurimento prima dei 120 minuti e, considerata la natura del gesto del running che sollecita a fondo l’intestino, reintegrarle senza effetti collaterali è la vera sfida.
Il consumo energetico di una maratoneta è variabile, quello di Sawe è stato stimato (facendogli indossare una maschera per tracciarlo con il Carbonio13 per analizzare i gas espirati in allenamento) in 100/110 grammi di carboidrati l’ora, il doppio di quanto un organismo umano può assorbire senza rischiare problemi intestinali.
La soluzione al problema è un piano dietetico in corsa del tutto innovativo. 5minuti prima del via assume 40 grammi di glucosio, fruttosio e carbonato di calcio e poi, ogni 5 chilometri, un alternare di borracce degli stessi zuccheri (115 grammi in tutto) tenute in frigo fino al momento del rifornimento. L’aggiunta di un pizzico di bicarbonato «tamponava» la produzione di acido lattico, ma il segreto per schivare la nausea è stata la sottilissima matrice biopolimerica in gel che avvolgeva gli zuccheri.
Dietro a Sawe ci sono gli studi della Maurten, un’azienda svedese che produce integratori di altissima qualità e costo proporzionato, che vengono elaborati proprio per bypassare i problemi intestinali e abbattere l’incubo di ogni maratoneta il «muro» del 32°/35°/38° km in cui la benzina finisce e le gambe si bloccano.
Sabastian Sawe ha corso la prima metà di gara in 60’29” e la seconda in 59”01, tempo con cui si può vincere un Mondiale «secco» di mezza maratona: il keniano decisamente non aveva finito la benzina.
29.06.2026 www.corriere.it