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410 km sul posto: il manager che ha conquistato il mondo sul tapis roulant

Vito Intini si racconta tra allenamenti sul tapis roulant, sfide estreme, consigli per macinare km in tutta sicurezza indoor, e due trucchi per correre di notte: “Luce e profumi evocativi”

Classe 1968 e amministratore delegato di un’azienda tedesca di software, Vito Intini divide la sua vita tra la provincia di Milano e la Puglia. Runner appassionato, ha trasformato l’allenamento sul tapis roulant — nato come soluzione pratica durante i suoi frequenti viaggi di lavoro — in una vera e propria disciplina agonistica.
Oggi è detentore di due record mondiali su tapis roulant: la 24 ore correndo 265,20 km e la 48 ore con 410,40 km. Lo abbiamo raggiunto al telefono per sapere tutto sui suoi allenamenti e avere dei consigli per allenarsi in sicurezza indoor.

Vito, perché scegliere di correre per 24 ore o addirittura 48 sul tapis roulant quando potrebbe farlo all’aperto?

“In passato mi spostavo tantissimo per lavoro e mi ritrovavo spesso in città che non conoscevo e poco illuminate, così fu naturale scegliere il “tappeto” degli hotel. Poi ispirato dall’ultramaratoneta Antonio Mammoli, che aveva stabilito il record italiano sul tapis, ho iniziato a pensare a sfide importanti”.

E il record di Mammoli lo frantumò.

Sì l’ho battuto subito; è un caro amico e venne a trovarmi per festeggiare”. Però lei nasce come podista outdoor. “Sì, correvo già su strada, facevo maratone, e un po’ tutte le distanze. Ho iniziato a correre indoor dal 2010”.

Com’è strutturata la sua settimana di allenamenti?

“Mi alleno cinque volte la settimana sul “tappeto”, a volte anche sei, e dedico un giorno alla corsa sull’asfalto. In tutto corro circa 120 km in 7 giorni. Ora lo faccio più per comodità perché, a prescindere dal tempo che ho a disposizione, vado in garage e mi metto a correre”.

Si dice che il tapis roulant sia meno impattante rispetto alla strada?

“Assolutamente. Da quando corro sul tappeto ho zero infortuni, neppure una contrattura o stiramenti, niente. Naturalmente credo che oltre al tapis sia fondamentale la rotazione delle scarpe; ogni scarpa ha lo stress point e dunque se quello stesso paio lo usi 2-3 volte di seguito, rischi che quella parte del piede, del tallone, del ginocchio, eccetera, possa generare un infortunio”.

C’è una tecnica mentale che utilizza per gestire una corsa di 48 ore, penso alla noia, alla monotonia?

“È una difficoltà enorme la monotonia. Per vincerla? Ho cercato, già molti anni fa, di allenarmi quando non avevo voglia. Tornavo da un viaggio e invece di riposarmi andavo a correre senza seguire tabelle, l’importante era correre, il cervello recepiva che nonostante fossi stanco affrontavo l’attività e questo mi ha aiutato anche a vincere la noia”.

Ma come fa a correre due giorni di seguito? Non si ferma mai?

“Ci sono dei pit-stop per andare al bagno, oppure per cambiare gli indumenti, ma sono piccolissimi break. La difficoltà maggiore è rappresentata dalla notte, dal sonno, perché siamo programmati per dormire. La prima notte va tutto bene, la seconda è impegnativa e non basta neanche la caffeina, perché dormire è un’esigenza fisica e ci si può anche addormentare correndo. Questo è il motivo per cui molti non ce la fanno a correre per 48 ore o si fermano e fanno dei micro sonni di 10 -15 minuti. Io devo dire che riesco tranquillamente a non dormire due notti di seguito senza fare interruzioni”.

A livello mentale come si affronta una prova di questo tipo?

“Cerco sempre di motivarmi con la mente, trovando delle cose positive, e poi mi sparo la luce negli occhi perché mi dà la sensazione del giorno. Uso inoltre gli odori, naturalmente sono degli odori positivi come il profumo del cocco che mi evocano qualcosa; quando lo sento mi ricordo l’odore dell’abbronzatura, della mia infanzia, ho la sensazione di vacanza e riesco a stare sveglio… I profumi sono dei neuro eccitanti ed è incredibile quanta energia possano sprigionare perché lavorano sul cervello. E quando si fanno sfide di questo tipo possono aiutare tantissimo”.

La luce e i profumi l’hanno aiutata a siglare i due record del mondo, ora ha un’altra sfida all’orizzonte?

“Da un paio di anni mi sono dedicato alle Backyard, in Italia vengono chiamate l’ultimo sopravvissuto, corsa ad oltranza perché vince chi rimane in piedi per ultimo. Sono nella nazionale italiana e il prossimo 17 ottobre, a Monselice, ci sarà il Mondiale Backayard Ultra a squadre. Vorrei vincere con la squadra e a livello nazionale per poi andare al Mondiale individuale in programma in Tennessee”.

Parlando invece di consigli, con il caldo può diventare difficile correre all’aperto, che suggerimenti può dare a chi vuole continuare la preparazione e sceglie il tapis?

“La termoregolazione cambia perché fuori c’è il vento che dissipa il calore che viene prodotto dal corpo, quindi per evitare di fare 5-10 minuti e andare in ebollizione, consiglio di partire molto lentamente e adattarsi con il tempo. E non prendere come riferimento i tempi che si fanno su strada; i primi 20 minuti meglio correrli piano e andare in progressione. Quindi ogni 500 metri aumentare un po’ la velocità. E poi idratarsi bene e aggiungere, se si suda tanto, 1 grammo di sale per litro”.

Dobbiamo inclinare il tappeto di un grado o più?

“Viene spesso consigliato per simulare le condizioni che si hanno quando si corre su strada, per creare più resistenza. Io dico meglio fare un allenamento in salita con il 3-4% d’inclinazione, e ogni chilometro aumentare di mezzo grado”.

Quali vantaggi e svantaggi si hanno correndo sul tapis?

“Sul tapis si perde la propriocezione quindi è bene alternare con la strada. Però puoi ascoltare la musica, mentre outdoor a volte è rischioso, oppure imparare cose nuove ascoltando gli audiolibri”.

Concluso chiedendole che cosa le ha insegnato la corsa sul tapis roulant?

“Ad amare la difficoltà; dico a tutti di amarla, di non ripudiarla, e di sognare quando correte sul tappeto: sognate come andrà la prossima maratona o la prossima mezza maratona e vedetevi all’arrivo. Oppure sognare un progetto e godersi quel momento, e quel tempo che si ha davanti. Quando corri su strada è difficile perché ci sono le distrazioni e devi fare attenzione a tante cose, sul tappeto invece puoi entrare davvero in sintonia con te stesso”.
01.07.2026 IRENE RIGHETTI www.gazzetta.it

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