Il test di Mader/test del lattato

Il test di Mader è uno dei più test di valutazione più impiegati al fine di valutare la reazione del fisico a sforzi crescenti, ossia come varia la frequenza cardiaca, la velocità e la potenza applicata al fine d’ottenere quella velocità. La finalità è identificare il livello della cosiddetta SAN. In ogni modo Mader ha posto l’attenzione sulla correlazione fra la concentrazione di lattato nel sangue e l’intensità dello sforzo, ponendo il limite della SAN attorno alle 4 mmol/l. Cioè la SAN per Mader coinciderebbe con quello sforzo (velocità, watt, frequenza cardiaca) al quale i muscoli producono 4 mmol/l. Tutto ciò serve a stabilire una scala di valori: frequenza cardiaca/potenza o frequenza cardiaca/velocità attorno ai quali costruire i ritmi di allenamento. Il millimolo in chimica fisica è la millesima parte di una grammomolecola o mole. Il test di Mader è di facile esecuzione e ne esistono però diverse versioni. Esso si può effettuare con un cicloergometro o attrezzo simile. Si tratta di sottoporre l’atleta a una serie di carichi crescenti. I protocolli, ossia le procedure di attuazione, possono essere diversi. Uno dei più comuni consiste nel sottoporre l’atleta a 4-5 ripetute a carico crescente: si tratta di step che debbono aumentare di circa 40/50 watt ogni 2’, partendo da un valore-base non molto basso, ossia, nella maggioranza dei casi, tra i 2 e i 2,5 watt/kg, comunque un’intensità presumibilmente inferiore alla SAN; questo al fine di ottenere un esito attendibile. Ovviamente bisognerà misurare alla fine di ogni step la concentrazione di lattato nel sangue. Per eseguirlo correttamente occorre anzitutto un misuratore di lattato, quindi un cicloergometro o una bici stazionaria, che consenta di modulare la potenza e/o un cardiofrequenzimetro, che consenta di registrare i valori di frequenza cardiaca durante lo sforzo. Già durante il riscaldamento a sforzo molto blando si effettua un primo controllo del lattato, per avere la cosiddetta ‘base’, ovvero la definizione della SAE, ossia quello sforzo corrispondente a un’attività muscolare dove la componente aerobica è predominante. Nel test di Mader, nello specifico tale sforzo corrisponde a una concentrazione nel sangue di 4 mmol/l di lattato. Poi, terminata quella fase si comincia a pedalare, partendo da valori di potenza non molto bassi, specie se non si tratta di principianti. Quindi si aumenta di 40-50 watt a ogni step, che debbono essere pedalati di seguito. L’esperienza e la pratica aiutano a individuare la soglia di 4 mmol/l. A quel valore corrisponderà un livello di potenza espressa, di frequenza cardiaca e di velocità corrispondenti. I ritmi di allenamento: fondo lento, lungo, medio, veloce, ripetute, ecc. saranno individuati partendo da quel valore, calcolando in varie percentuali. Esistono altri protocolli del test di Mader, con step più numerosi e meno intensi, ma è stato osservato sperimentalmente che a minore intensità corrisponde una maggiore sovrastima del test; il che induce a errori nell’individuazione dei ritmi di allenamento e con seri rischi di sovrallenamento. Il test è di facile esecuzione, ma ha dei limiti: è invasivo, anzitutto in quanto occorre prelevare piccole gocce di sangue dal lobo dell’orecchio, operazione per la quale ─ secondo la legge ─ sarebbe deputato solo un medico. Quindi necessita di attrezzatura idonea ad analizzare la lattacidemia. Infine il limite delle 4 mmol/l appare assai arbitrario. Infatti esistono atleti che iniziano ad accumulare acido lattico (il valore di ‘soglia’ è così definito perché rappresenta lo sforzo al quale acido lattico prodotto e smaltito si equilibrano per un periodo sufficientemente lungo) nei muscoli a valori inferiori o superiori alle 4 mmol/l. Si potrà eseguire il test di corsa, percorrendo tratti di 3-5’ a velocità crescente. Se in una pista di atletica, si percorreranno tratti di 1.200 m = 3 giri, a partire dal ritmo della corsa lenta; poi a ciascuna frazione, il ritmo aumenterà di 10”/km, sino a raggiungere la massima velocità sostenibile. La concentrazione del lattato nel sangue aumenterà gradualmente, sino a un certo punto, quindi accrescerà rapidamente al superamento della SAN. La soglia del lattato (lactate threshold) = LT è il punto ove i livelli del lattato aumentano rapidamente e in maniera non lineare. Se in genere la LT si colloca a 4 mmol/l, però si ricavano valori diversi: i mezzofondisti veloci registrano un valore di 6-8 mmol/l, i maratoneti anche inferiori a 3 mmol/l. Il ritmo della LT dovrebbe restare all’interno del range dell’attività aerobica, dovrebbe risultare un ritmo impegnativo ma sopportabile, che si può sostenere per circa 1 ora in condizioni di gara. Attraverso il test di Mader si può stabilire quali sono la velocità di corsa e la frequenza cardiaca che corrispondono a 2 mmol/l di lattato per ogni litro di sangue; quella delle 2 mmol/l è la concentrazione di questa sostanza alla quale, in genere, si riesce a completare una maratona. Indossando il cardiofrequenzimetro e mantenendo la frequenza cardiaca ricavata, dunque, si può, in molti casi, portare a termine la maratona nel tempo ideale. Tuttavia in alcuni corridori le cose non sono molto semplici: da una parte, in quanto non sempre il test dà risultati precisi, dall’altra in quanto chi non ha una buona potenza lipidica non riesce a mantenere fino alla fine l’andatura stabilita; inoltre, perché con il passare dei chilometri ci sono fattori che interferiscono con la frequenza cardiaca. Facendo riferimento alla SAN e poi sottraendo a essa una certa percentuale diversa a seconda del proprio livello, si ottiene un’altra indicazione sulla velocità da tenere nella maratona.
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