La 100 km del Sahara e cosa sigifica correre a piedi
(Luisa Zecchino)
Che significato ha la parola corsa a piedi?
Dare una risposta esatta è difficile!
Per alcuni può essere una vera filosofia di vita, per altri solo uno spostamento concreto del proprio corpo in uno spazio, attraverso una sofferenza diciamo “opzionale”.
A volte mi capita di sentire delle affermazioni; da parte di alcuni conoscenti, che sono al corrente di questa mia passione per la corsa, che mi chiedono, con aria che va dalla disapprovazione alla biasimazione. Ma chi te lo fa fare? Perché ti sacrifichi così quando puoi stare tranquilla a casa con la tua famiglia e goderti la vita!
Al momento per loro non ho alcuna risposta, ma vorrei che riuscissero a sentire solo la più piccola parte delle emozioni che mi da la corsa! Questo momento “di solitudine” per me è più prezioso di qualsiasi altra cosa!
Ogni tanto qualcuno mi chiede a cosa penso mentre corro!
Vi rifletto profondamente. Già, a cosa penso mentre corro?
Se devo essere sincera non lo so nemmeno io! Quando corro, corro e basta, è una sospensione spazio temporale, pensieri e immagini si intersecano nella mia mente, portandomi ad una sola conclusione, cioè al nulla!
Tutto è iniziato, come tutte le cose inaspettate per gioco!
La prima maratona, l’emozione provata, quando sono arrivata al traguardo. Da quel giorno la corsa è parte della mia esistenza!
Dopo aver corso diverse maratone in tutta Italia e all’estero, ho deciso di spingermi oltre i classici 42 km e 195 metri perché avevo bisogno di qualcosa di più, che riempisse quel senso di insoddisfazione che sentivo in quel periodo!
Un giorno sfogliando una rivista di podistica ho letto la cronaca di una gara estrema fatta nel deserto. L’articolo mi ha incuriosita tanto e nello stesso tempo affascinata. Ero rimasta rapita da quanto era stato scritto e dalle
suggestive foto che erano state pubblicate. Niente ha potuto, in seguito arrestare la mia volontà di sfidare il deserto e mettermi alla prova! La 100 km del Sahara era questa la mia sfida!
Decisa come non mai, ho cominciato ad allenarmi lungo i litoranei del mio paese. Tanti km percorsi sulla sabbia soffice portando in spalle un pesante zaino da 4 kg circa per simulare lo sforzo che avrei fatto in gara!
La 100 km del Sahara è una gara a tappe dove viene esaltato lo spirito di sfida che anima ogni partecipante, godendo di un minimo di assistenza necessaria per agevolare chi si è lanciato in questa impresa!
La distanza è impegnativa, circa 120 km in 4 tappe; partendo dall’oasi Douz fino ad arrivare al grande Erg sabbioso e raggiungere la tappa finale, l’oasi di Ksar Ghilane. I fondi sono rocciosi e duri attraversati da lingue di sabbia, alternati a dune di sabbia soffice! Ricordo l’ultima tappa dove abbiamo incontrato solo dune desertiche alte quasi 50 Mt. Soffiava anche un forte vento, la visibilità era scarsa e la sabbia fine e tagliente si attaccava sui nostri corpi sudati!
Come accennato il caldo e il vento sono elementi presenti per tutto il periodo che si svolge la gara!
Le condizioni atmosferiche sono imprevedibili!
Di giorno siamo stati con temperature dai 32°C ai 35°C non eccessive dato il periodo in cui si svolge la gara!
Di notte si abbassavano repentinamente toccando anche i -1°C , mettendo a dura prova la forma fisica di ogni atleta, già compromessa dallo sforzo fisico e da dolori ossei diffusi, perché costretti a dormire a terra su stuoie di fortuna.
Durante la gara l’atleta portava con se uno zaino a spalla che conteneva almeno un litro d’acqua per potersi dissetare in autonomia e in più obbligatoriamente per motivi di sicurezza l’equipaggiamento comprendeva due barrette energetiche, Sali minerali, telo sopravvivenza, fischietto, accendino, coltellino, kit anti-veleno. Sul percorso c’erano dei giudici di gara che provvedevano alla punzonatura e controllavano il materiale dello zaino. La mancanza di qualche elemento provocava l’immediata penalità!
Svestiti i panni di atleti ci si ritrovava al “campo” dove per ogni tappa erano state allestite delle dimore di fortuna!
Tende berbere fatte con pelo di cammello e capra con tagli e strappi dove vento e sabbia facevano da padrona.
Ogni tenda era divisa con altre sei persone!
Dopo la gara ci si ritrovava, la sera, intorno ad un falò a raccontarci come avevamo affrontato la gara, cosa avevamo fatto e cosa avremmo potuto fare!
Ogni barriera e sentimento di competizione cadeva!
Tutti insieme, anche se a volte non ci si capiva con la lingua (perché c’erano partecipanti che venivano da ogni parte del mondo) abbiamo goduto di serenità, ci adattavano ad ogni situazione pronti ad aiutarci l’un l’altro.
Lontani dalle comodità, è stato come riportare indietro il tempo. Soli in pieno deserto! Ma liberi! Dalla civiltà caotica e sterile dei nostri paesi!
Tra le dune del deserto ho conquistato molto più di una medaglia, ho portato a casa un’esperienza di vita da raccontare e conservare tra i miei ricordi più cari.
Di questa mia esperienza ci sono tante altre sfaccettature che avrei voluto raccontare, la bellezza dei paesaggi, il silenzio, il fascino del deserto.
La parola “deserto” ci fa pensare a niente al vuoto, ma vi assicuro che ha riempito la mia anima di un qualcosa di indescrivibile, lascio a voi pensare quello che può essere stata per me quest’esperienza.