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News del :1-6-2019, 16:09 Scritta da: Stefano.64
Maria Ilaria Fossati racconta la sua vittoria alla 22^ Nove Colli Running 2019
Si è corsa sabato 18 e domenica 19 maggio 2019 la classica Nove Colli Running sulla distanza di 202,4 km, prova del 17° Grand Prix IUTA 2019 di Ultramaratona e dei Criterium Regionali Fascia Centro, nonché Campionato Italiano IUTA 2019 di Gran Fondo su Strada. Tra le donne, netta vittoria per Maria Ilaria Fossati (24h13’52”), al 9° posto assoluto, davanti alla plurivittoriosa Antonietta Ferrara (26h12’32”) e a Emilia Aleksandra Kotkowiak (26h57’35”). Nel sito dell’organizzazione è stato pubblicato questo interessante racconto della vincitrice Maria Ilaria Fossati.
Nove Colli Running 2019 … non chiamatelo bitume. La NCR è un lunghissimo nastro di asfalto, è vero, forse ci sono 300 m di sterrato, che “gli stradisti” guardano con sospetto. Che, si sa, ti entrano i sassolini nelle scarpe. E io di sassolini ne avevo tanti, nelle scarpe e nella testa e dovevo assolutamente ritornare a concludere questa bellissima gara, a distanza di 5 anni dal mio fortunato esordio, nel 2014. Allora ero indubbiamente più forte e più veloce, atleticamente parlando. Non avevo aspettative quest’anno, ve lo giuro. Pochi lunghi, tante incertezze… al punto di chiedere a Michele e Monica di assistermi. L’assistenza è vietata dalla mia religione, lo sapete. Ma è anche un atto di umiltà e affetto, di affidamento totale. “Nessuno si salva da solo”. 
Avevo bisogno di sentirmi controllata a vista, coccolata, assistita. …non chiamatelo bitume. Quel nastro sul quale ogni 2-3 km vedevo ferma la macchina di Monica. Uno sguardo complice, poche parole, pochi fronzoli, massima professionalità. Oh…, mica per niente mi ha insegnato lei cosa fosse l’ultramaratona, tanti anni fa! Senza di voi non sarei nemmeno partita. GRAZIE! Quel nastro bagnato dal temporale (quante scene che fanno gli stradisti per due gocce di acqua!), benedizione di un fresco che sicuramente ha determinato il 50% della mia prestazione. Ci si bagna, ci si asciuga, ci si affida alla app del Meteo.it. Il meglio deve ancora venire. Non chiamatelo bitume, perché la sostanza dei sogni non è nota, ma la puoi sentire… sogni che si intrecciano e ti fanno sentire piccolissima. Il sogno di Pier Paolo, di concludere la gara accompagnato dalla moglie, costretta in carrozzina da un tragico incidente. Un sogno che diventa il mio, in un turbine di ricordi dell’infanzia. (andate a vedere il video del suo arrivo sul suo profilo, ma non fatelo in ufficio se avete la lacrima facile…). Ci si incontra, ci si perde, si fa un pezzo di strada insieme. Ritrovo un mondo migliore, che mi stava aspettando. La gara è cresciuta molto, nell’organizzazione, ma soprattutto nella consapevolezza di quello che ci costa: Quel rispetto della fatica, della sfida, della follia che deve essere per tutti, dal primo all’ultimo. Quella sensazione di purezza che trovavo solo in Francia, ma che gioia sentirla palpitare anche in Romagna… Non chiamatelo bitume, quel nastro bagnato che sotto la luna piena ti porta in cima al Perticara, la spianata illuminata, battuta dal vento, deserta e silenziosa. Degna dei migliori ultratrail. Le lucciole notturne, di quelle che ricordavo solo nell’infanzia nei giorni d’estate, i papaveri, la notte mite e amica, che mi conforta dal pomeriggio temporalesco. Non chiamatelo bitume, quel nastro che a un certo punto mi getta sulle spalle una responsabilità che non ero pronta a sostenere. Passare in testa. E con rammarico, perché vedere Eleonora star male mi è dispiaciuto. É bella, fortissima, 20 anni in meno di me: ubi maior, minor cessat! Sei giovane, ma hai dimostrato grande stile ed una sportività genuina: la nostra “sfida” è finita con te che mi passavi da bere rischiando la vita tra i ciclisti folli giù dal Gorolo. Chapeau! Non è stato facile gestire questo passaggio, non ero pronta. Non volevo vincoli, pressioni, obiettivi. E invece no: siamo onesti, ritrovarsi in testa alla NCR era l’ultimo dei miei pensieri ma indubbiamente la cosa più bella che potesse mai capitarmi. Non potevo sprecarla, ho dovuto attingere a tutta la mia esperienza per mantenere lo stesso passo, lo stesso sorriso, la stessa leggerezza. 80 km ancora da gestire…, una distanza infinita. Niente rischi, niente follie. In salita si cammina, in discesa non si spinge. Non posso bruciarmi, mi ripetevo. E ci si nutre anche quando la nausea sale. Così sono arrivata a correre fino alla fine, senza esitazioni e una commozione enorme che ogni tanto sprizzava lacrime, che tanto quelle si asciugano. Una valutazione a freddo, doverosa. Sono lentissima ormai, ma questi 11 anni di ultramaratone e le notti lunghissime nei trail hanno indotto un adattamento al mio corpo. Ci è voluto del tempo, ma ora la distanza è amica, la notte è lieve. Non ho più crisi di sonno sulla prima notte. So qual è il mio limite, so cosa chiedere al corpo, allo stomaco, alla testa… Cosa chiedere al cuore ancora non l’ho capito e mai lo farò, visto che mi emoziono sia che arrivi ultima che prima… Non fa differenza. La vera gioia è stato godermi ogni singolo istante della gara, i tuoni, il temporale, la luna piena, i ciclisti notturni e gli scambi di battute. Una mano stretta fugacemente, un ciclista notturno, una piccola ultramaratoneta. “Brava, buona continuazione” Certo, se mi avesse detto il BON COURAGE, che tanto adoro… sotto la luna piena del Perticara, forse mi sarei liquefatta miserabilmente sull’asfalto… Ho trovato rispetto, solidarietà. Da parte degli assistenti, dei volontari, dei ciclisti, dei Carabinieri, che mi hanno applaudito con la paletta in mano (e mica potevano mollarla, che quei ciclisti sono pazzi scatenati dopo il Gorolo!) Non chiamatelo bitume, perché nessun trail lascia negli occhi e nel cuore tanto verde… (e zero fango, per la salute della lavatrice!). Gli ultimi km? Beh, arrivare con la testa della gara ciclistica è il modo migliore per passare inosservata…, ma gli elicotteri sopra la testa… e decine di moto della polizia… beh, basta illudersi che siano per te… et voilà, il gioco è fatto. Il sogno è servito, anche se relegato su un marciapiedi stretto perché non dobbiamo disturbare i ciclisti… Un arrivo in solitaria, che amplifica l’emozione. Non c’è un pubblico, ci sono solo io. É il mio momento. C’è Mario Castagnoli, che mi fa morire dal ridere sempre. Quell’uomo è peggio della dinamite! C’è Andrea, che prende in mano la situazione quando capisce che non sto bene e non posso muovermi di lì. C’è il Sindaco di Cesenatico, simpaticissima runner che mi accoglie con quel calore romagnolo che senti già nella voce. E io mi vergogno, perché mi sento puzzare come un cinghiale e ho le calze sporche in mano… eddai, potevate dirmelo… E poi c’è quella classifica, il mio nome vicino a quello di Ivan Cudin... E ciò rende ancora più straordinario il mio piccolo mondo, fatto di gente che onora il limite, rispetta il corpo…, che sa quando è il momento di lasciare e di tornare. Come dice la canzone…” allacciare le scarpe e ripartire da zero”. Grazie Ivan per l’ennesima lezione schiacciante di stile. Un campione è un campione sempre, anche quando rischia di essere preso dalla Fossati.. Questa è la Nove Colli…“202.4 km di sofferenza e soddisfazione” Non chiamatelo bitume… #novecollirunning #cesenatico #ncr #ultramaratona.
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